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(roba di 10 anni fa, eh! E nella foto non sono certo io!)
È una splendida mattina di tarda primavera. Saranno le 10, e sono davanti al Pantheon. Cammino svelta sui tacchi a spillo e sculetto vistosamente. Ad un tavolo di un bar all'aperto è seduto un uomo. Lo noto appena, ché ho fretta, ma devo passargli molto vicina, a meno di cambiare direzione. “Ah fata! Ché ti serve una bacchetta? La mia fa gli incantesimi, s’addrizza, sfonda e sputa.” Mi giro appena, è un bel moro, dall’aria tenebrosa, di trent’anni, forse. Il suo stile volgare ed eccessivamente romanesco di approccio non gli si addice. Lo guardo con un misto di disprezzo e di desiderio: è il mio sguardo più assassino. Accelerò l’andatura e sculetto ancora di più. Con la coda dell’occhio vedo che lui si alza e mi segue. “Dove vai così di fretta, fata, dammi una chance! “ Non reagisco. Un centinaio di metri più in là mi infilo in un portone e cerco di salire le scale il più in fretta possibile. Lui mi segue imperterrito, mi raggiunge, mi mette una mano sul sedere. L’ambiente è silenzioso. Gli appartamenti sono quasi tutti uffici ed è domenica. Io mi giro per dargli uno schiaffo, lui mi afferra la mano destra con la sua mano sinistra e con l’altra continua a massaggiarmi il sedere. Mi divincolo, riesco a liberarmi e salgo correndo quanto posso con i tacchi a spillo. Manca solo un piano. “Così sei ancora più bella – dice lui – con quei due cocomeri ondeggianti!” Mi raggiunge di nuovo sulla porta. Io ho tirato fuori la chiave, ma lui mi impedisce di infilarla nella toppa. “Vedrai che cosa ti infilo, ora”, aggiunge sarcasticamente. “Adesso urlo – dico io – sei un porco screanzato!” Lui tira fuori un coltello a serramanico, me lo fa scattare sotto il viso e mi appoggia la punta sul sedere: “E io ti sgarro il culo, più di quanto già non sia sgarrato!”, dice lui. Questa mossa non me la aspettavo e mi irrigidisco. La punta del coltello mi solletica pericolosamente i dintorni dell’ano. S’apre la porta accanto alla mia e fa capolino il mio vicino di casa, quello che ci ha provato in tutti i modi, ma io mi sono sempre rifiutata perché è sposato e fa finta di amare teneramente la moglie, sbaciucchiandola e tastandola quando li incontro sulle scale. Tiro un sospiro di sollievo e guardo trionfante il mio persecutore che improvvisamente sembra indeciso. Invece il vicino di casa mi viene davanti, si sbottona i calzoni, tira fuori l’uccello già mediamente armato e cerca di infilarmelo in bocca. “Te lo stacco con un morso!” gli dico. L’altro mi spinge il coltello tra le natiche. Io quasi cado in avanti ed è giocoforza imboccare l’uccello. Il vicino di casa mi afferra per i capelli e sibila: “Cosa fai, stronza?” L’altro comincia a sollevare la gonna, quindi sposta il filo del perizoma e libera il buco del culo. Sembra fatta, invece si sente sbattere una porta su uno dei piani superiori e rumore di passi di persone che scendono le scale. Il vicino mi toglie il cazzo dalla bocca, mi afferra per una mano e mi trascina verso la porta di casa sua. Io provo a fare resistenza passiva, ma risento subito la lama che mi punge tra le chiappe ed entriamo tutti e tre in casa. “A casa non c’è nessuno – dice il vicino di casa – mia moglie è andata a far visita alla madre.” Mi trascina in salotto e si siede in poltrona; i due persecutori con le buone e con le cattive mi fanno mettere in ginocchio. Il vicino di casa mi costringe ad inginocchiarmi davanti a lui, mi mette il cazzo umido tra le labbra, mi costringe ad aprire la bocca e, prendendomi per i capelli, mi guida la testa come se usasse le briglie di un cavallo. L’altro dietro armeggia con i miei vestiti e con le mie natiche. Io non vedo quello che sta facendo, ma il vicino di casa comincia a fare la cronaca dell’evento: “Ecco, troia che mi hai sempre respinto, ti ha sollevato quella gonna da puttana. Ora ti ha spostato il perizoma, ti ha sputato sul buco del culo, come se ce ne fosse bisogno con quella caverna che ti ritrovi! Ora sta cercando di infilare due pollici affrontati nel buco. Li senti, mignotta?” Io li sento eccome, anche perchè non ho affatto una caverna, lì dietro. Pensavo che fosse già il cazzo dalla dimensione. L’avanzata è difficoltosa. Quando il tenebroso arriva in fondo mi sento sollevata, ma per poco perché lui comincia ad allargare le mani, mi squarcia e mi sembra che il buco diventi un tunnel. “A questo non avevo pensato, ottima idea!” dice il vicino e ride divertito. L’altro è incarognito e di poche parole. Si accanisce sul mio buco di culo indifeso: “Ti apro come una cozza, troia sgarrata!” Toglie le dita, sputa ancora e sento l’umidore sull’ano: “Adesso ti infila l’uccello, maiala! Sarà almeno venticinque centimetri di lunghezza e sei centimetri di spessore. Ti spaccherà il culo.” Il vicino è un sadico che gode delle mie sofferenze e della mia paura. Il tenebroso appunta la cappella sull’ano e comincia a spingere senza nessuna delicatezza, ma ha fatto un ottimo lavoro con i pollici e la mia sofferenza è minima. “Meno male che ci ha messo lo sputo” penso. Lui spinge e il cazzo sembra non finire mai. “Ahi, ahi” dico io, più per scena che per necessità. Non devono pensare che mi diverto. Devono sapere che mi stanno insultando e facendo male. Lui però non se ne dà per inteso. L’altro continua la cavalcata tenendomi per le briglie. “Basta, basta, mi stai rompendo davvero! Non sono abituata a questi calibri. Fermati, non riesco a contenerne di più!”, dico angosciata. “Zitta troia, non ce n’è più, lo hai preso tutto, fino alle palle. Smettila di frignare, non ho mai inculato un buco di culo sfondato come il tuo!” risponde il tenebroso. Il vicino mi ha preso per la testa: “Imbocca l’uccello, smettila di lamentarti! Tu devi sbocchinare e allargare il buco del culo e basta. Alle donne si addice il silenzio.” E per chiarire bene il senso di quello che mi sta dicendo mi dà un schiaffo, non violento, ma intimidatorio. Allora mi concentro e mi impegno sull’uccello del vicino. È andata così, non c’è niente da fare. Meglio limitare i danni. L’altro decide di tirare fuori tutto l’uccello e infilarmelo di nuovo fino alla radice. Non posso fare a meno di annotare mentalmente quanto l’operazione mi piaccia, ma non posso farlo vedere. L’uccello che ha la cappella più grande del tronco schiocca come un tappo di spumante, quando esce. Io mi sento illanguidita e mi rilascio. Si interrompono. Mi lasciano inginocchiata lì per terra. Attendo un attimo poi mi giro. L’impalatore sta col cazzo in mano già durissimo, si vede che stava facendosi una sega. Il vicino di casa dice: “Riprendiamo da dove avevamo interrotto!”, e dà all’impalatore un vasetto di crema. “Stavolta è proprio secca – comunica all’amico – devi ungerla bene!” Poi si rimette seduto sulla poltrona e mi invita a mettermi in ginocchio e a fellarlo. Io obbedisco, ormai desidero soltanto che quella seduta finisca al più presto. Il tenebroso si mette alle mie spalle e sento che mi unge il buco del culo. Con cura. Lui non è un sadico. “Adesso si sta ungendo anche l’uccello – mi comunica il vicino di casa – è un buono. Secondo me non era necessario con quel canestro che hai al posto del culo!” L’impalatore mi entra nel culo con relativa facilità e comincia ad andare avanti e indietro. Si sente che ha fretta. Allunga la mano e mi tocca il clitoride da sditalinare. Per un attimo si immobilizza, poi mi masturba con un po' troppa veemenza. Lo lascio fare. Il vicino lo guarda sorridendo: “Sei stupito? Davvero non lo sapevi? È una che batte alle terme di Caracalla, per questo ha il culo così facile!” L'altro ricomincia ad incularmi con più violenza di prima e, in più, ora mi masturba con la mano libera. Il vicino sghignazza felice e mi da dei colpi di reni in bocca che quasi mi soffocano. La tripla azione alla quale sono sottoposta, malgrado la mia intenzione di rimanere fredda e distante, mi coinvolge e mi porta all’orgasmo. Sono la prima, ma gli altri mi seguono a ruota. Il culo mi sembra che sia in procinto di essere fracassato quando l’impalatore mi viene violentemente dentro. Il vicino mi riempie la bocca di sperma che ingoio tutto per paura che si irriti, ma, una volta finito, mi lecco le labbra lo guardo negli occhi e non mi trattengo dall’ostentare un’aria provocatoria. Lui mi guarda con ira, si prepara a darmi uno schiaffo, ma, all’ultimo momento, mi accarezza e mi bacia. Galleggio in un mare di sperma. “Ricominciamo, Ambra?” mi dice l’impalatore mentre mi sento ancora divisa dal mondo reale. “Si Franco, ma stavolta proviamo la versione cortese, e poi in culo mi ci dà Gianni perché ho paura che la seconda volta mi faresti male con quell’anima di uccello che ti ritrovi”. "Va bene Ambra, allora stavolta non sei una che batte alle terme di Caracalla, ma una bella signora appena uscita dalla messa domenicale". Mi alzo, mi vesto, vado in bagno a lavarmi e a rifarmi il trucco. Riaccompagno Franco al bar e lui, dato che è l’una, ordina un Martini bianco come aperitivo. Quando gli ripasso davanti, ancheggiando vistosamente, Franco, con cortesia, si alza, fa un leggero inchino e mi dice: “Posso accompagnarla, bella signora? Magari facciamo la stessa strada”. “Perché no”, rispondo io, incantata dai modi gentili di questo bellissimo ragazzo.
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